19 dicembre ’43 su “Young Culture”

Ci sono libri e libri. Alcuni hanno bisogno di tempo per essere metabolizzati, per poterne parlare, per poterli raccontare. È il caso di 19 Dicembre ’43 di Donato Cutolo.
Una storia coinvolgente, profonda, un libro a cuore aperto.
Quando l’ho avuto tra le mani ero sicura che avrei passato delle ore in piacevole compagnia, consapevole del talento di Donato Cutolo, già autore di Carillon e di Vimini.
Mi sono accomodata sul mio divano, complice una serata di fine autunno-inizio inverno, e ho iniziato a leggere.
Il libro si apre con una lettera, un’invocazione al ‘padre’, una figura in cui si sovrappone il pensiero di confidenza e di spiritualità, quel ‘padre’ eterno che tutto può e che tutto dovrebbe conoscere, ma che in realtà (per chi ci crede) rimane impassibile spettatore di un copione mal scritto.

 

Ho preferito l’odore dei circoli, il rumore dei bar, dove tutti si guardano negli occhi e imprecano contro il regno dei cieli, compresa la Madonna […]
Là ho imparato il biliardo, le carte, ma soprattutto che i sogni bisogna costruirseli da soli, e di giorno.
E che la solitudine, se condivisa, è la più preziosa delle comunanze.
[…] Invece io, padre, ho conosciuto un’idea. E ti assicuro che un’idea te la cambia davvero, la vita.”

 

La lettera è letta, nel CD allegato, da Paolo Rossi, la sua voce inconfondibile, l’emozione che trapela nella lettura, me l’hanno fatta riascoltare più e più volte. Sembrava quasi di palparlo con le mani il pathos dell’eclettico personaggio.

 

“Amava quelle colline come si odiano gli amori veri: gli davano lavoro, riparo, ma gli portavano via le cose più preziose.”

 

Il libro è un flashback, un lungo sogno, nelle ultime ore di vita del giovane Ettore. Un ripercorrere tutta la sua storia, dall’allontanamento forzato dai suoi genitori alle amicizie di infanzia, trattenendo quanto più a lungo il pensiero dell’unico vero grande amore, Ada.

 

“Ettore e Ada, nonostante la paura e il grigiore, divennero un tuttuno. Due anime, due corpi uniti come uno scudo contro quel cielo plumbeo di terrore, che si faceva sempre più basso.”

 

Un lento spegnersi nel mare più soave: quello della memoria.
In un periodo storico devastato, triste. In cui le cose belle erano state cancellate tutte e i piccoli gesti, le cose semplici erano il dono più prezioso e nulla era dato per scontato, si racconta la storia di un giovane, così lontano dai ragazzi di oggi: un eroe per forza, non per scelta, la sua antagonista la guerra, che tutto devasta, che tutto rende brutto e brutale.

 

“La vita può cambiare in un attimo.
E non è un singolo gesto, un evento o un incontro, a decidere, ma tutto quel che sei e che ti ha portato lì, in quel preciso istante. “

 

I sentimenti semplici, essenziali sfiorati sulla punta delle dita, sussurrati nelle notti illuminate dai bagliori delle bombe.
E poi una mina che strappa via tutto: la speranza, il futuro.
La follia umana che si manifesta nelle deportazioni, nell’ossessione del ‘superuomo’, quel sostituirsi al ‘padre’ in un atto di estremo egocentrismo. Tutti temi sfiorati in queste 97 pagine scritte. Trattati con delicatezza.
È un libro maturo, diverso dagli altri. Scritto divinamente, un linguaggio garbato e gentile, ricco di metafore, una scrittura pulita e dolce.
È cresciuto Cutolo ed è cresciuto bene, le potenzialità del buono scrittore accennate nei precedenti libri, si manifestano tutte in questa perla, in questo tesoro che è 19 Dicembre ’43.
Due anni dalla precedente pubblicazione di Vimini, per mettere a punto l’idea, per scriverlo e il risultato è eccellente, non stupisce che si trovi esposto in molte vetrine di diverse librerie.
La casa editrice Zona, anche in questo caso, ha visto bene e ha dato fiducia a uno scrittore ricco di talento.
Oltre al libro troviamo anche un cd con circa 60 minuti di accompagnamento musicale, il sodalizio tra lo scrittore e compositore Donato Cutolo e il noto chitarrista Fausto Mesolella, ci regalano ancora una volta: emozioni, brividi, quel qualcosa che ti rimane addosso e continui a percepirlo anche a distanza di giorni.

 

Se questi sono i presupposti, Donato Cutolo crescerà ancora e ci regalerà di nuovo qualcosa di magico, nell’attesa del suo prossimo scritto, che ormai è un appuntamento che non si può mancare, ci gustiamo la profondità di questo romanzo, magari regalandolo alle persone più care.Una prossima opera è necessaria per consacrare definitivamente l’autore al mondo della letteratura di nicchia, di chi, dotato di una grande sensibilità, entra nella vita in punta di piedi e ci rimane come un ricordo bello.
In una terra martoriata dall’incuria, dal lassismo, trovare giovani che si affrancano da questa realtà e portano alto il nome della provincia di Caserta in giro per l’Italia non si può far altro che essere fieri e pensare che, nonostante tutto, c’è ancora speranza e che possiamo traghettare davvero la nostra vita verso il bello, verso la cultura, verso la nostra arte.
Grazie all’autore per averci fatto, ancora una volta, un regalo più che gradito. Da leggere assolutamente.

 

Link articolo:
http://culture.you-ng.it/2014/12/22/19-dicembre-43-non-semplice-libro/