“Arrivi. Partenze. Viavai”. E, soprattutto, un ritorno: quello di un’adolescente nel paesino in cui è cresciuta. Da qui prende piede la storia raccontata in Vimini da Donato Cutolo, compositore e sound engineer casertano che dopo Carillon – diventato in pochi mesi un piccolo caso editoriale per copie vendute – è alla sua seconda prova da scrittore.
Bolle di sapone che s’infrangono a contatto con l’aria e colori che s’inseguono sempre nello stesso ordine: rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, indaco e viola. Tutto ruota intorno alla sequenza esatta degli arcobaleni in questo libro. Anche la vita di Vimini Mart, approdata a San Timo il tempo di un’estate.
Dopo tre anni trascorsi in Francia, il finestrino dell’auto sulla quale la ragazza percorre le campagne toscane “è come una polaroid: ogni dieci secondi sputa una cartolina”. E riemergono ricordi.
Così, tra minuziose descrizioni e odore di lavanda e brillantina Linetti, il racconto si muove repentinamente tra passato e presente. Ad ogni flashback la storia si srotola restituendoci i personaggi nella loro completezza, svelando l’intimità di rapporti, posti, silenzi e segreti: quelli che legano un padre ed una madre, entrambi assenti dalla vita della figlia, seppur in maniera diversa; quelli che rendono indissolubile l’amicizia della protagonista con un pianista da bassifondi ancora in grado di emozionarsi per i pezzi che suona nonostante nessuno lo ascolti – e mentre leggi ti viene in mente di averlo già incontrato in una vecchia canzone: “I musicanti accordano il violino, stasera suoneranno sulla luna. E non importa niente se la gente del caffè non capirà la loro anima: i musicanti non piangono mai” -; quelli che contraddistinguono il legame di Vimini con Remo, compagno d’infanzia, amore mancato, tremore adolescenziale. Ma, soprattutto, quelli che caratterizzano l’unico vero porto in questa storia di marinai: Nonna Cecilia, con le sue poesie, i suoi esercizi di colore, le sue bolle di sapone. I suoi arcobaleni.
A questo punto chi legge penserà che chi scrive dovrebbe parlare in maniera un po’ più “concreta” dello svolgimento dei fatti.
Giusta osservazione, se non fosse che questo è uno di quei libri per i quali un solo accenno alla trama sarebbe un piccolo reato. Perché tutto s’intreccia fino all’ultima pagina. Tutto sta nell’ultima pagina.
E poi, come faccio a dirvi di fiori che crescono a dismisura per dar riparo ai partigiani?
Come vi racconto di corolle che resistono, anch’esse, al fascismo?
Cosa vi dico di un dopoguerra nel quale la mietitura da gesto di sopravvivenza si trasforma in un gioco fatto di spighe e cioccolata?
E di una bambina che, confusa dalla morale cattolica, crede che il sole sia dio?
Lascio il compito al cd che accompagna il libro: sette tracce musicali per sette colori. Una colonna sonora originale firmata da Fausto Mesolella, musicista Avion Travel, che ha impegnato la sua chitarra in un viaggio musicale attraverso stazioni ferroviarie, metropolitane e terminal aeroportuali. E, ovviamente, attraverso arcobaleni. Solari e lunari.
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