19 dicembre ’43 – Recensione su “La Locanda Dei Libri”

 

Il livido inverno del 1943 fu per l’Italia una delle stagioni più tragiche della storia. I personaggi di questo romanzo, da qualche parte sull’Appennino, vivono – schiacciati tra la ferocia nazista e l’avanzata alleata – un presente di stenti e paura, notti illuminate dalla forza maligna dei bombardamenti, giorni di espedienti e fughe. Mentre si prepara la guerra partigiana e i treni dei deportati solcano la pianura, Ettore coltiva il suo amore per Ada e, al di là di ogni ideologia, sentimenti di libertà e giustizia che verranno messi assai duramente alla prova, come in una Resistenza solitaria e disperata.

Anche in quest’opera, che chiude la trilogia narrativa (e musicale) iniziata con Carillon e Vimini (clicca sui titoli per leggere le recensioni) Donato Cutolo offre alla trama svolte sorprendenti tra il fragore della realtà e la magia del sogno, come se sulla linea sensibile che li unisce e li divide si giocasse il senso stesso della storia, quella con la maiuscola, e di tutta l’esistenza umana.
La colonna sonora allegata al romanzo è di Fausto Mesolella e Daniele Sepe, con la voce di Paolo Rossi.

Recensione

“Nessun figlio conosce fino in fondo suo padre, eppure lo ama, incondizionatamente. E viceversa.”

Se dovessi cercare l’essenza di “19 dicembre ’43” la troverei confinata qui in queste parole che richiamano all’attenzione del lettore il profondo legame filiale e genitoriale che lega due persone. Il filo rosso che li unisce è una sequenza ben precisa di ricordi che si fanno ben presto odori, immagini e suoni.
E poi la guerra, i tempi duri, la povertà, il gelo dell’animo e quello meteorologico che arriva sino in fondo alle ossa, il terrore nazista, una storia d’amore che si nutre di cieli stellati e semplicità, quella tra Ettore Brassi e Ada, e ancora, la Resistenza che avanza, la Storia che si mischia alle storie, la forza rivoluzionaria di un’idea che può cambiare una vita, la Quinta di Beethoven che ammanta l’aria di quei giorni.
Dettagli che pian piano diventano descrizione, narrazione, racconto.

Come i precedenti libri di Cutolo, “Carillon” e “Vimini”, anche questo libro si legge ascoltando il CD  o si potrebbe far seguire la lettura dall’ascolto del disco che vi è allegato, per poter assaporare in maniera originale le pagine e quel che ne resta dopo averle lette.
La scrittura è lieve, in chiave quasi poetica ma qui più romanzata rispetto alle altre due opere con cui è iniziata questa trilogia narrativa, che potrebbe chiamarsi “narrativa musicale”, tanto la musica è legata indissolubilmente alle parole.
Note e parole richiamano due diversi registri linguistici, ma si accomunano quando entrano in scena le emozioni, esse vengono condivise da chi le scrive, da chi le legge, da chi le ascolta. Un libro racconta una storia allo stesso modo in cui può farlo una canzone o una musica e qui i due aspetti si intrecciano fino a fondersi.
Il punto d’arrivo è il medesimo: la mente di chi li recepisce.

 

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http://www.lalocandadeilibri.com/2014/12/19-dicembre-43-di-donato-cutolo.html