Per conoscersi bisogna guardare indietro.
Rivoltare le zolle su cui si cammina per osservarne il negativo fotografico, cruciale quanto reale, per determinare la lunghezza della radice emersa dal suolo, ora pianta perenne.
In una esposizione da camera oscura, fissati con mollette ad asciugare, possiamo osservare rovesci di uomini e delle loro vite che si fanno Storia al cospetto del fioco bagliore della luce inattinica, che col suo rosso non disgrega per noi quelle immagini, ma le conserva all’occhio curioso di sapere.
Diventa facile allora accarezzare la silhouette di un volto umano, indovinarne il dolce o il terribile strazio, rubarne i pensieri segreti e ottenere un documento fasullo di confessione.
Le volte che si osserva una vecchia foto di cui non si conoscono i protagonisti non si cerca forse di raccontarsi una storia?
Credo sia accaduto anche a Donato Cutolo, scrittore originario di Santa Maria Capua Vetere (CE), quando ha risposto alla Storia con la sua fantasia, tracciando i contorni del volto di Ettore Brassi e degli altri protagonisti del suo “19 Dicembre ‘43”, racconto ambientato nell’Italia erosa dalla guerra e dal Fascismo, infestata da focolai partigiani e attraversata da treni-merci carichi di ebrei senza più nome.
Abbandonata dal suo re la mattina del 9 Settembre del 1943, dopo il crollo del Fascismo nel Luglio dello stesso anno, quella che combatte nella battaglia di Monte Lungo l’8 Dicembre 1943 è un’Italia diversa, “alleata” con l’America per respingere l’esercito tedesco. Agli Italiani spetta in questa unica occasione, su un terreno difficile e poco sicuro, l’arduo compito di dimostrare agli alleati il proprio valore militare, onde evitare di essere costretti negli scontri successivi a ricoprire il ruolo di “spettatori” di un conflitto combattuto nella propria patria.
La battaglia si conclude il 16 Dicembre con il ritiro delle truppe tedesche a Cassino, mentre le bandiere americana e italiana sventolano confitte nello stesso terreno: la vittoria è degli Italiani.
Grazie alla consulenza storica di Lello Mele, Cutolo ambienta il suo racconto nell’immaginaria Ponte Lungo, che rievoca il nome della Monte Lungo di storica memoria, nei giorni che seguono la battaglia.
Così Ettore, Giorgio, Ada e gli altri del paese si ritrovano a vivere la violenza e il terrore dei rastrellamenti tedeschi, incendiati dal sentimento di rivalsa che animava la Resistenza e i suoi sostenitori.
L’amore, l’amicizia, il coraggio e quella tenera disperazione che contraddistingue gli esseri umani nei momenti più critici del loro vivere collettivo sono lo scheletro di questo breve e piacevole racconto.
È un romanzo suggestivo, dove nulla è lasciato al caso e parole semplici apparentemente si fanno evocative, porose, lasciando sedimentare tra i loro spazi l’anatomia di un paesaggio che il lettore può solamente indovinare, asciugato nell’intimità della camera oscura dai bagliori del patto narrativo.
Attraverso una narrazione asciutta e sapientemente ritmata, Cutolo rivela al lettore il suo alter ego di musicista, armando inoltre il lettore di un telecomando musicale cartaceo. “Pause”, “Play”,”Rewind”,”Forward”e “Fast Forward”sono i nomi dei cinque capitoli della storia esplosa che il lettore rincorre assieme al suo protagonista, alla ricerca dei cocci in cui s’è sparsa alla rinfusa il mattino del 19 Dicembre del 1943.
Non è dei potenti assisi sugli scranni questa storia: è la storia dei semplici, degli umili su cui la Storia piove come un macigno e ne segna per sempre le vite.
Per chi ama le suggestioni multimediali, sono disponibili un booktrailer su Youtube e, allegato alla prima di copertina, un cd con dieci tracce, le cui musiche sono a cura di Fausto Mesolella e Daniele Sepe, mentre le narrazioni sono eseguite dell’attore Paolo Rossi.
Maria Pia Dell’Omo
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Articolo pubblicato su Il caffè del 17 Aprile 2015
Sito ufficiale dell’autore: www.donatocutolo.it