Intervista Donato Cutolo su ‘Tempi Dispari’

Scrittore, compositore di colonne sonore, sound engineer, ha esordito in campo letterario nel 2009 con il libro + cd Carillon (ZONA), un piccolo grande caso editoriale ma soprattutto un uomo di rara intelligenza ed umiltà.
Tre ottobre, la prima edizione di Note Corsive. Perché corsive?
Questa parola “ corsiva” sembra essere il modo più bello per scrivere, perché richiama alla scrittura a mano. Una nota corsiva, magari… scritta in uno spartito antico. In questo festival abbiamo cercato di mettere assieme chi scrive, chi fa musica, chi fa video e cortometraggi, una vera e propria fusioni di arti, insomma.
L a serata sarà aperta dal Vimini Live event, progetto artistico che fonde le parole e le immagini di Cutolo con le note di Mesolella. Cos’è Vimini? Vimini, innanzitutto è un romanzo. Un romanzo musicale.
Una cosa abbastanza nuova?

Si, ti leggi questa storia mentre ascolti la colonna sonora. Vimini si prefigge di diventare un piccolo film per ognuno che fa questa esperienza. Ti chiudi nella tua stanza, ti leggi il romanzo , metti la colonna sonora mentre stai leggendo ed hai veramente la sensazione di fare un percorso cinematografico.

 

Anche uno stimolo all’immaginazione, dunque?

Si perché immagini i paesaggi, le storie, le vicende con la musica che ti porta e quindi puoi vedere quello che stai leggendo. Questo è Vimini come project.

 

Ricordo che agli inizi degli anni 40 nacque un movimento avanguardista artistico e culturale per mano di un poeta, scrittore, autore teatrale ed in seguito anche cinematografico, un certo Isidore Isou. Era il movimento lettrista che tentava il superamento della settorialità culturale. In quanto scrittore, regista e compositore si potrebbe definire Donato Cutolo l’erede di questo movimento?

Ma è troppo. Però ci stiamo provando. La cosa bella che viene fuori da questo tipo di lavoro è che accomuna tutte le fasce d’età. Noi in questo percorso negli ultimi 4 anni- perché questo è il secondo libro uscito, l’altro è Carillon- abbiamo approcciato ragazzi di 16 anni, 30 ma anche persone di 50 e 60 anni molto interessati a questa cosa. Questo è quello che più mi ha colpito. Ossia mettere insieme tutte queste cose permette di comunicare con tutti. Magari c’è chi è più predisposto all’una o all’altra arte però l’elemento trainante soggettivo poi si tira dietro tutte le altre arti. E ringraziamo Isidore Isou.

 

Si parla tanto di colore in questo romanzo. Quanto colore vediamo oggi nella scrittura?

Secondo me ce n’è troppo.

 

Quindi diventa un pasticcio?

Si ce n’è troppo. Io amo mettere il colore in due, tre massimo quattro gesti. La semplicità è quella che mi interessa.

 

Qual è il compito dell’artista?

Quello di far vedere. Essendo onesti e semplici come i colori di prima ma anche abbastanza diretti per cercare di far vedere… qualcosa sotto il tuo punto di vista. Ovviamente se il tuo punto di vista è condiviso va bene, magari non è condiviso e nessuno ti si fila. Però è lì che viene fuori l’animo dell’artista, secondo me, se è poi pluricondiviso ti ci puoi rispecchiare e dire…ho qualcosa di buono dentro. Che nel quotidiano non lo so perché lì mi vedo male, però quando rispetto all’arte incontro più persone che fruiscono e condividono mi dico…forse ho qualcosa di buono, chissà quando uscirà a galla veramente.

 

Quanto di Vimini c’è in ognuno di noi?

Penso che tutti abbiamo perso qualcosa o qualcuno, tutti la ricerchiamo e poi magari la ritroviamo modificata. Inizialmente c’è il senso di colpa, poi magari col tempo quando l’abbiamo ripersa nuovamente ci rendiamo conto che anche la nostra idea è cambiata. Questo d’ottobre qui in Campania è un mese di cortei e mobilitazioni per dire stop al biocidio che vivono le province Caserta e Napoli.

 

Cosa può fare l’arte?

Fare delle cose belle, portare bellezza nella vite delle persone e far fare cose belle alle persone. Trasmettere che anche qui il bello è possibile anche se la situazione è veramente drammatica. Non condivido la scelta di artisti di indossare cartelloni contro il biocidio.

Venite qua e fate delle cose belle per queste persone.

 

Quanti sono? 70, 80?

Con uno a settimana facciamo passare un anno di bellezza, perché si trasmette bellezza e magari si hanno pure delle reazioni. Perchè fare delle cose passive o parlare di queste cose in modo così passivo non fa altro che alimentare la paura e la paura non porta a niente. Neanche ad una rivoluzione porta la paura. La paura non ha mai portato a nulla.

 

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http://www.tempi-dispari.com/?p=2038